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Sogno N.1 – Isola delle Rose e perchè il Sogno e i Luoghi

Molti tra i nostri amici e contatti, vedendo foto e post o sentendo i racconti di battaglie con gli artigiani ,  chiedono cosa verrà fuori dai Luoghi e cosa è quel posto.
Dopo un anno passato dal momento in cui con Veru siamo entrati in quella casa abbandonata da circa 20 anni (ero io allora che avevo chiesto a mia madre di chiudere gli affitti, pensa te) e fatto un giro in quella campagna, così curata e amata da mio nonno, ho finalmente capito cosa è  e cosa ci sarà lì.

Il sogno, i sogni, questo sono e saranno i Luoghi. (e quale nome migliore per praticare sogni?)

Non ho capito subito  in che meraviglioso guaio mi ero messo . Era il mio Sogno , che aspettava da tempo.
E che ora non poteva più fare a meno di me, di noi, ed io di Lui.

Sei tu che sogni o i sogni che sognano te, si chiedeva Queneau nei fiori blu, “Qui il fango è fatto dei nostri fiori. -…dei nostri fiori blu, lo so”, (l’avete letto ? no, fatelo!).
Non lo so, perchè l’intreccio e inestricabile.
I sogni infatti, ora che sto attraversando il mio, ho capito che ti possiedono e quindi ti limitano la libertà, cosi a me cara.

Ma è una limitazione della libertà che ti dà il confine e quindi ti rende bello e pieno di senso ciò che realizzerai, qualunque saranno le difficoltà che dovrai affrontare. Anzi, in parte forse proprio per quelle difficoltà.  E non è un caso che questo sia successo incontrando Veru.

Alcuni segnali che ero nel Sogno, stavo sognando le vedevo già da tempo nelle facce delle persone, tutte molto amiche, che ho in questi mesi chiamato a farci un giro. E benché fosse gente abituata ad immaginare, vedevo il loro sguardo perso a guardare quei muri scalcagnati che io chiamavo casa. “ma che dice, una casa qui, tra pochi mesi, lo so che Save è un po’ matto, ma stavolta è uscito di testa”
Ora ho capito, stavo sognando. E mica c’erano loro nel mio Sogno, per poter vedere come era bello quel posto.

E ho forse capito, e per oggi mi fermo,  tanto avrò modo di spiegarmi meglio, che i sogni, quelli veri, hanno a che fare con il costruire qualcosa di fisico e  la materia secondo me è indissolubile dal trasformare una idea in un Sogno.

l Luoghi, i logh di Giannetto,  saranno il luogo dei sogni , del mio , di quello della mia famiglia e se possibile , di altre persone capaci di sognare, perchè i sogni sono cose individuali, ma tra sognatori ci si può anche incrociare.

Per farvi entrare nel mood, inizierò a raccontare storie di altri sogni meravigliosi, chi sa mai ci vengano utili. (sto mentendo, sono certo che ci saranno utili, a tutti). Perchè raccontare mi piace ormai assai, soprattutto raccontare di persone

Oggi inizio con il primo Sogno, pazzo e meraviglioso, come tutti i sogni:

l’isola delle rose di Giorgio Rosa, la micronazione al largo delle coste di Rimini
ovvero IL SOGNO, LA LIBERTA’, IL MISTERO

NDR: per raccontare queste storie scopiazzerò ovviamente da destra e manca, mi interessa il concetto non rielaborare la storia.  E saranno spunti, poi a voi, approfondire in rete o fuori, se vi sarà venuta voglia scoprire di più su quel Sogno

RoseIslandPanorama11071968L’isola delle Rose (in esperanto, la lingua scelta come ufficiale dal suo fondatore, l’ingegnere bolognese Giorgio Rosa, Insulo de la Rozoj), nome ufficiale Repubblica Esperantista dell’Isola delle Rose (esp. Esperanta Respubliko de la Insulo de la Rozoj), fu il nome dato a una piattaforma artificiale di 400 m² , con le sue “acque territoriali” di 62,54 km², che sorgeva nel mare Adriatico a 11,612 km al largo delle coste dell’allora provincia di Forlì e 500 m al di fuori delle acque territoriali italiane; il 1º maggio 1968 autoproclamò lo status di Stato indipendente (mai riconosciuto da alcuno Stato, ma forse a Rosa questo interessava poi poco).

Giorgio Rosa voleva “veder fiorire le rose sul mare”.

Occupata dalle forze di polizia il 26 giugno 1968 e sottoposta a blocco navale, l’Isola delle Rose fu oggetto di un tentativo di demolizione nel febbraio 1969. Ma come leggerete più in basso, sarà solo il mare ad avere il sopravvento sul Sogno.

Quindi un Sogno ambientato in Romagna, terra che di sognatori ne sforna un bel po’.

La micronazione diventa immediatamente un caso nazionale e internazionale, suscitando da una parte grandi timori, dall’altra speranze e sogni. Politici e autorità sono spaventati dalla presenza di un nuovo soggetto internazionale a qualche miglio dalle coste italiane. Partono inchieste e vengono presentate interrogazioni parlamentari: per qualcuno dietro l’Isola delle Rose c’è l’ombra di una potenza straniera, per altri lo spettro è quello della creazione di un casinò, con gioco d’azzardo ed entreneuses che rischiano di far crollare definitivamente i dogmi morali già pesantemente intaccati dalle turbolenze del Sessantotto.

Dall’altra parte gli operatori del turismo e gli amministratori riminesi vedono di buon occhio l’Isola delle Rose, divenuta una inaspettata attrazione turistica, il migliore dei lanci possibili per l’estate del ’68 sulla Riviera romagnmaxresdefaultola, che sta vivendo il suo boom turistico: i villeggianti si mettono in fila per salire sulle barche che fanno il giro attorno alla piattaforma e comperano i francobolli emessi dal nuovo stato, originale souvenir delle loro vacanze.

La piattaforma sorse a 6,27 nmi (11,612 km) al largo della costa italiana, in prossimità di Torre Pedrera, (RN) ,quindi come sopra ricordato a 500 metri al di fuori delle acque territoriali italiane.

L’Isola confinava esclusivamente con acque internazionali, a eccezione del lato sud-ovest dove avevano limite le acque territomaxresdefaultriali italiane.  Attualmente in posizione simile a circa 16 km dalla costa si trovano le piattaforme metanifere dell’Agip “Azalea A” (44°10′16″N 12°42′52″E) e “Azalea B” (44°09′50″N 12°43′12″E).

Il Sogno richiese circa dieci anni, dal 58 al 68, per essere pienamente realizzato, ovviamente costellato da fermi “lavori” e problemi vari , compresi quelli di finanziamento del progetto.

I primi sopralluoghi avvennero utilizzando un natante, costruito in acciaio e propulso con un motore di una Fiat 500, e proseguirono per tutt440px-Foto_dell'--Isola_delle_Rose--_tratta_da_un_quotidiano_del_--1968--._--PD-Italia--a l’estate del 1960, con frequenza bisettimanale, avendo come base un capanno sul molo di Rimini.

 

Sui pali di fondazione fu gettato un piano in laterizio armato alto 8 metri sul livello del mare su cui vennero eretti dei muri che delimitavano dei vani. L’area a disposizione era di 400 m². S’iniziò una soprelevazione di un secondo piano, che doveva concludersi, in previsione, in cinque piani. Fu attrezzata anche l’area di sbarco dei battelli (la “Haveno Verda”, in italiano il “Porto Verde”) – che avveniva tramite banchine e scale – con dei tubi di gomma pieni di acqua dolce (con peso specifico, quindi, minore, di quello dell’acqua di mare e galleggianti) per tranquillizzare lo specchio d’acqua destinato allo sbarco; questa soluzione era già stata adottata da analoghe piattaforme a largo di Londra.

Il Sogno di Rosa si diede un governo, con i suoi bravi ministri, e lo stesso Rosa come Presidente, una moneta, il Mill, francobolli, come detto.

Subito dopo la proclamazione, con tempi rapidissimi,  la Repubblica images Italiana dispose un pattugliamento di motovedette della Guardia di Finanza e della capitaneria di porto vicino alla piattaforma, impedendo a chiunque, costruttori compresi, di attraccarvi, di fatto ottenendo un blocco navale.

In quel momento l’Isola delle Rose aveva soltanto un abitante stabile, Pietro Bernardini, che, dopo aver naufragato nel mare Adriatico durante una tempesta, raggiunse la sicurezza della piattaforma dopo 8 ore in mare; successivamente prese in affitto la piattaforma per un anno.

55 giorni dopo la dichiarazione d’indipendenza, martedì 25 giugno 1968 alle 7:00 del mattino, una decina di pilotine della polizia con agenti della Polizia, dei carabinieri e della Guardia di Finanza circondarono la piattaforma e ne presero possesso, senza alcun atto di violenza. All’isola fu vietato qualunque attracco, e non fu consentito al guardiano Pietro Ciavatta e a sua moglie, uniche persone al momento sull’isola, di sbarcare a terra.

Il “Governo della Repubblica Esperantista dell’Isola delle Rose” inviò un telegramma al Presidente della Repubblica Italiana Giuseppe Saragat per lamentare «la violazione della relativa sovranità e la ferita inflitta sul turismo locale dall’occupazione militare», venendo ignorato

L’11 febbraio 1969 sommozzatori della Marina Militare Italiana (del G.O.S. – Gruppo Operativo Subacquei appartenente al COM.SUB.IN. – Comando Subacqueo Incursori “Teseo Tesei”), demoliti i manufatti in muratura (cementizia e laterizia), e segati i raccordi tra i pali della struttura in acciaio dell’Isola delle Rose, la minarono con 75 kg di  collage_3 esplosivo per palo (675 kg totali) per farla implodere e recuperare i detriti (perché pericolosi per la pesca). Tuttavia, fatte brillare le cariche l’isola resistette alla prima esplosione, in quanto i piloni portanti erano stati costruiti a cannocchiale e con l’esplosione si creava solo un’incavatura. Dopo 2 giorni, il 13 febbraio 1969, vennero applicati per ogni palo 120 kg di esplosivo (ben 1.080 kg totali), ma la nuova esplosione fece solo deformare la struttura portante dell’isola, senza farla cedere.

Mercoledì 26 febbraio 1969 una burrasca fece inabissare lIsola delle Rose. L’atto finale venne comunicato nel Bollettino dei Naviganti dell’Emilia-Romagna.

A Rimini furono affissi dei manifesti a lutto, in cui si diceva:

« Nel momento della distruzione di Isola delle Rose, gli Operatori Economici della Costa Romagnola si associano allo sdegno dei marittimi, degli albergatori e dei lavoratori tutti della Riviera Adriatica condannando l’atto di quanti, incapaci di valide soluzioni dei problemi di fondo, hanno cercato di distrarre l’attenzione del Popolo Italiano con la rovina di una solida utile ed indovinata opera turistica. Gli abitanti della Costa Romagnola. »

A quasi 50 anni dalla distruzione, la vicenda dell’Isola delle Rose continua a stimolare fantasia e creatività. Nell’estate del 2008 un’installazione in un museo di Vancouver, in Canada, ne ha celebrato il mito, mettendola in parallelo con l’Isola di Utopia di Tommaso Moro. Un autore milanese e una compagnia fiorentina stanno portando l’Isola in teatro. Un gruppo di musicisti romagnoli nel 2007 ha vinto il Mei di Faenza, il Meeting delle etichette indipendenti, con un brano hip hop ispirato dalla storia della piattaforma. Un numero speciale di Martin Mystere, fumetto cult italiano sul mondo del mistero, ripercorre la storia della piattaforma davanti alla riviera di Rimini in un albo intitolato, per l’appunto, “L’Isola delle Rose”.

Nel 2011 l’americano Peter Thiel, ideatore del sistema di pagamento PayPal, rilanciò l’idea delle piattaforme marine, progettando di costruire per il mondo, in acque internazionali, isole artificiali senza legge da costituire come stato sovrano con dieci milioni di residenti divisi per un massimo di 270 abitanti per isola

C’e anche un film, su questo Sogno, “Isola delle Rose, la libertà fa paura” qui trovate i riferimenti

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